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28/10/2024Il Sole 24 Ore
Bonus casa ridotti dal 2025, i nuovi calcoli di convenienza
Manovra. Penalizzati i possessori di unità che non sono abitazione principale, gli inquilini e i comodatari. Decisioni rompicapo in condominio. Da valutare l’incrocio con il taglia-detrazioni
La manovra del Governo sui bonus casa riporterà indietro le lancette dell’orologio. Dal 2025 molti proprietari torneranno a una situazione pre-Covid, ma tanti altri saranno catapultati al 2011, quando il bonus ristrutturazioni non era stato ancora innalzato al 50 per cento. Non solo. Dal 2026 potrà delinearsi uno scenario inedito, in cui lo sconto fiscale verrà portato a un livello mai così basso dall’esordio dei bonus casa (correva l’anno 1998).
Nuove valutazioni
Chi può si sbrigherà a pagare entro il 31 dicembre di quest’anno (per i privati e i condomìni fa fede la data di effettuazione del bonifico). Tutti gli altri, invece, devono far bene i conti.
Nel 2025 il bonus ristrutturazioni “generale” (regolato dall’articolo 16-bis del Tuir) resterà al 50% solo per le prime case. Altrimenti scenderà al 36%, sempre su una spesa massima di 96mila euro. Anche il sismabonus e l’ecobonus saranno appiattiti e allineati a queste percentuali.
Per il resto, chiude il bonus giardini. Il bonus mobili guadagna un altro anno (sempre al 50% su 5mila euro). E il bonus barriere architettoniche del 75% resta confermato fino a fine 2025. Così come il superbonus, che però – pur nella versione ridotta al 65% – l’anno prossimo potrà essere applicato solo da chi l’ha prenotato entro lo scorso 15 ottobre con la pratica edilizia e la delibera condominiale.
Di fronte alle nuove regole prospettate per il 2025 – e al netto di eventuali ritocchi del Parlamento che approverà la legge entro fine anno – si possono iniziare a fare alcune valutazioni e alcune simulazioni (si vedano gli esempi in basso).
1 Prima casa o no. I possessori di una prima casa salvano la detrazione del 50% per il recupero edilizio nel 2025. E se la cavano con una perdita del 15% su quei lavori incentivati dall’ecobonus che fino a quest’anno hanno avuto la detrazione del 65% (come le coibentazioni).
Attenzione, però, alla definizione di prima casa: secondo il Ddl deve trattarsi di abitazione principale (residenza anagrafica) posseduta a titolo di proprietà o di un altro diritto reale di godimento. Il che esclude dai beneficiari gli inquilini, i comodatari e i titolari della nuda proprietà. Ci sono poi molte ipotesi da chiarire: da quando e fino a quando la casa dev’essere abitazione principale? I familiari conviventi del proprietario saranno ancora ammessi? Potrebbe servire tempo per chiarire i dubbi.
2 Gli altri immobili. La penalizzazione rispetto al 2024 è pesante per chi ha “seconde case” o immobili non abitativi (agevolati dall’ecobonus). Ad esempio, chi vuole cambiare le finestre in una casa locata si dovrà accontentare del 36%, livello che per i lavori non si vedeva da 12 anni e mezzo.
L’aliquota sarà la stessa per il bonus ristrutturazioni e l’ecobonus; perciò, i proprietari si orienteranno sulla detrazione “edilizia”, che evita la pratica obbligatoria all’Enea, a meno che non si tratti di immobili non abitativi o non si voglia sfruttare il plafond di spesa separato dell’ecobonus (spesa, peraltro, da calcolare partendo dalla detrazione massima indicata per i singoli tipi di lavoro).
3 Riqualificazioni pesanti. In termini relativi, saranno fortemente disincentivati i lavori di maggior impatto energetico o antisismico, ora agevolati fino all’85 per cento.
4 In condominio. La discriminazione tra prime case e altri immobili aumenterà probabilmente il numero di voti contrari nelle assemblee chiamate a deliberare gli interventi.
5 Bonus barriere. Un caso fortunato è quello dell’incentivo per l’abbattimento delle barriere architettoniche, che rimarrà al 75% per l’anno prossimo, senza differenze per la prima casa. Almeno questi interventi in condominio non dovrebbero diventare più difficili da deliberare.
6 Lavori lunghi. Servirà cautela per i cantieri più complessi e per quelli che partiranno più avanti nel 2025. La manovra, infatti, prefigura già un altro taglio nel 2026: i bonus del 50% scenderanno al 36, quelli del 36% al 30; il bonus mobili e il bonus barriere finiranno. La cronaca insegna che la normativa è difficilmente prevedibile. Ma chi ipotizza oggi dei lavori deve tenere conto che il vento è cambiato.
7 Il taglia-detrazioni. Se i beneficiari hanno un reddito superiore a 75mila euro, le spese per interventi agevolati pagate nel 2025 confluiranno nel limite massimo di oneri detraibili (limite che dipenderà dal reddito e dal numero di figli, mentre le rate per lavori eseguiti prima del 2025 saranno fuori dalla stretta).
Il taglio alle detrazioni va stimato caso per caso. Dalle statistiche fiscali si deduce che potrebbe essere coinvolto l’8-10% dei beneficiari.
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Cristiano Dell’Oste