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Il Sole 24 Ore

05/04/2025

Il Sole 24 Ore

Liquidità. Tassi alti
sui conti deposito
ma occhio ai dettagli

I migliori rendimenti annui arrivano al 2,96% annuo netto, bisogna però tenere conto di durata, delle specifiche sugli interessi, sull’imposta di bollo e sulla possibilità di svincolare i soldi

L’incertezza sui mercati finanziari è in aumento e di pari passo sale la liquidità dei portafogli. I risparmiatori, infatti, stanno alla finestra in attesa di capire quale sia la strategia più adatta per il lungo periodo, ma nel frattempo si pongono il problema di far fruttare i soldi parcheggiati.

Tra le soluzioni più semplici ci sono i conti deposito. anche perché le banche offrono tassi di interesse molto allettanti. Tra le ultime novità, ci sono il Conto arancio di Ing che offre il 4% ai nuovi clienti, il Doppio valore di Mediolanum che paga il 3% annuo per sei mesi con un deposito di almeno 5.000 euro e il conto deposito di Mediobanca Premier al 3% per sei mesi, in promo fino al 15 aprile con un versamento minimo di 20mila euro.

Dettagli sostanziosi

Dalla breve descrizione di queste nuove offerte si capisce che è importante andare oltre il tasso pubblicizzato e verificare le specifiche dei singoli prodotti, che fanno la differenza per il rendimento effettivo. L’offerta può essere limitata ad alcuni tipi di clienti o nel tempo; ci sono diverse modalità di calcolo degli interessi o varie frequenze di pagamento ed è diverso poter contare su flussi ogni tre mesi o soltanto alla scadenza. Ancora, un tasso più basso può diventare più appetibile se la banca si accolla l’imposta di bollo. Oppure, ci possono essere preavvisi lunghi per ritirare dei soldi. La scelta della scadenza è fondamentale: alcuni conti non si possono chiudere prima e pure quelli svincolabili possono prevedere una riduzione o un azzeramento degli interessi se liquidati in anticipo.

Problema universale

Gestire la liquidità è un problema di tutti i risparmiatori e non solo di chi ha un profilo di rischio conservativo. «La percentuale di liquidità in portafoglio - afferma Sebastiano Parillo, ad di UnoCapital - dipende dal profilo dell’investitore. Noi adesso la teniamo tra l’8% e il 20% per chi è più prudente. Già un anno fa abbiamo impostato portafogli con una componente monetaria e valutiamo man mano se spostarla su attività finanziarie con un orizzonte temporale più lungo o se rinnovarla».

Vantaggio fiscale

I titoli di Stato hanno il vantaggio della tassazione al 12,5% (si veda articolo in pagina 5) contro quella al 26% dei conti deposito e i consulenti suggeriscono ai clienti le emissioni a breve termine anche per compensare le minusvalenze di portafoglio. «Il regime fiscale - spiega Francesco Messina, consulente finanziario autonomo - è una variabile molto importante per gli investimenti a breve scadenza. I titoli di Stato hanno una tassazione agevolata e, inoltre, l’eventuale guadagno in conto capitale tra acquisto e rimborso può compensare le minusvalenze generate da altri titoli in portafoglio».

In Borsa, infatti, si possono acquistare titoli di Stato che hanno una vita residua molto corta e con cedole a zero (emessi quando i tassi di interesse erano negativi), che costano meno del prezzo al quale sono rimborsati e che, quindi, per il fisco generano redditi diversi, compensabili con le minusvalenze. Meglio, però, scegliere obbligazioni in euro, per non incorrere nel rischio cambio. Tra quelle segnalate dagli esperti (nell’infografica) ci sono titoli dell’Eurozona: BTp italiani, Bund tedeschi, Bonos spagnoli, Oat francesi, titoli di Stato belgi, greci, austriaci, olandesi, portoghesi.

In aggiunta, i titoli di Stato offrono il vantaggio di una liquidità elevata, che permette di venderli prima della scadenza in caso di necessità.

Fisici o sintetici

Anche gli Etf obbligazionari che investono in titoli governativi sono tassati al 12,5%, ma bisogna tenere conto del meccanismo di funzionamento più articolato, che genera un divario tra prezzo di acquisto e di vendita.

In compenso, per alcuni profili di risparmiatori sembrano più adatti a gestire la liquidità. «Per esempio - precisa Parillo - hanno senso per chi ha piccoli importi e non vuole spostare i soldi dalla propria banca. I rendimenti potrebbero essere più contenuti di quelli dei conti deposito, ma i costi sono ridotti e offrono tanta flessibilità, perché possono essere venduti in Borsa o mantenuti in portafoglio, visto che non hanno scadenza».

Parillo spiega che gli Etf a replica sintetica si muovono in linea con le variazioni dei tassi di interesse, perché investono su un indice che copia il loro andamento e non quello delle obbligazioni. Gli Etf a replica fisica, invece, hanno in pancia le obbligazioni e subiscono le oscillazioni delle quotazioni. La maggior parte degli Etf monetari fisici sfrutta il meccanismo delle cedole a zero descritto più sopra e ha titoli brevi per evitare variazione eccessive (si veda l’articolo a pagina 5) che, tuttavia, non si possono escludere, soprattutto se si va oltre l’anno. Tra gli Etf elencati nell’infografica ci sono, per esempio, quello sintetico Xtrackers Eur Overnight Rate Swap e quello fisico Amundi Etf Govies 0-6 Months Eur Ig .

Breve, ma intensivo

Bisogna, infine, considerare l’opportunità di investire per un periodo troppo breve. «Se la somma da investire per tre mesi è di qualche centinaio di euro - conclude Messina - fa poca differenza impiegarla o meno. Viceversa, con un importo molto elevato vale la pena rendere più efficiente il portafoglio anche per brevissimi periodi».

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Marzia Redaelli



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