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Il Sole 24 Ore
15/11/2025Il Sole 24 Ore
Etf, certificati, algoritmi per prevenire gli eventuali scossoni dei mercati

Pianificazione, diversificazione, ribilanciamento, disciplina. Un portafoglio costruito con queste caratteristiche dovrebbe far passare “indenni” gli investitori attraverso una (paventata) buriana dei mercati caratterizzati in questo periodo da massimi storici. E, visto che poi indovinare il market timing (il “momento giusto” per entrare nei mercati) potrebbe risultare generalmente inefficace e spesso dannoso, ogni investitore dovrebbe costruire un piano finanziario che include l’orizzonte temporale, il profilo di rischio e gli obiettivi, magari con l’ausilio di Etf a bassa volatilità o certificati con protezione parziale del capitale.
Insomma, per i consulenti finanziari interpellati le decisioni non devono essere dettate dall’improvvisazione, dall’emotività o dall’ultima notizia di mercato. Troppi aumentano l’esposizione azionaria quando tutto sale e la riducono quando prevale il panico: il contrario del buon senso. Andiamo con ordine.
Possibili strumenti
Per arginare le possibili perdite ci sono strumenti che bilanciano il portafoglio in modo da ridurre l’esposizione azionaria quando la volatilità cresce. «Si potrebbero utilizzare - spiega Fabrizio Taccuso, consulente finanziario e patrimoniale indipendente - Etf “low volatility” o “minimum variance” (cioè selezionano titoli con oscillazioni contenute), mentre gli Etf “equal weight” possono ridurre il peso delle grandi capitalizzazioni. Con logica difensiva ci sono poi coperture tattiche su indici o valute».
Non mancano inoltre prodotti strutturati per gestire il rischio. «Etf buffer o certificati con floor - dice Sebastiano Parillo, amministratore delegato di Uno Capital - limitano la perdita potenziale tramite opzioni put, accettando in cambio una rinuncia a parte del rendimento al rialzo (sono paragonabili a un’assicurazione contro un crollo improvviso). Ci sono poi certificati d’investimento con barriere profonde o airbag, strumenti complessi ma in grado di offrire rendimenti anche nel caso in cui il sottostante perda fino al 40-50% del proprio valore. La presenza dell’airbag, inoltre, può aiutare a diminuire il rischio di perdita e la volatilità dello strumento. Sono utili per monetizzare un rendimento potenziale proteggendo parzialmente il capitale».
Strategie quantitative
Per limitare i drawdown, poi, ci sono strategie quantitative e algoritmiche. «Il modello algoritmo basato sul trend following - sottolinea Renato Viero di RV Capital partners - mira a captare inversioni nel trend di lungo periodo nelle principali asset class. La sfida è ottimizzare la sensibilità del modello per evitare le inversioni di breve periodo, ma essere abbastanza reattivo da intercettare le crisi più serie (-20%, -30%). Strategie come il tail-hedging, rese celebri dal duo Taleb-Spitznagel, sebbene efficaci, sono invece riservate a investitori istituzionali con livelli di sofisticazione e rischio molto più alti rispetto agli investitori di tipo retail».
Approcci strutturali
L’attività di contenimento delle perdite, comunque, non è consigliabile per una gestione “fai-da-te”. «Quando si vuole cercare di contenere le perdite potenziali (drawdown) pur mantenendo un profilo azionario di lungo periodo - suggerisce Vito Ferito, responsabile divisione private e rapporti istituzionali Gamma capital markets -, è consigliabile delegare questa attività a un gestore professionale, utilizzando strumenti o servizi flessibili come gestioni patrimoniali, fondi o certificati Amc (Actively managed certificates). La parola chiave è proprio flessibilità, ma va intesa nel senso reale del termine: deve essere effettivamente applicata nella gestione, non solo dichiarata nei documenti. Se, per esempio, un mandato prevede che l’esposizione azionaria possa variare tra il 50% e il 100%, lo storico della gestione deve mostrare che quei livelli sono stati effettivamente raggiunti, o almeno sfiorati, nei momenti opportuni. Diversamente, si corre il rischio di pagare una gestione “attiva” che, in realtà, si comporta in modo passivo, poco diverso da un Etf».
Importante è essere preparati
L’attenzione, dunque, non deve essere indirizzata sul prevedere quando arriverà il prossimo ribasso, ma sull’essere preparati a gestirlo. «La differenza tra improvvisazione e strategia - conclude Parillo - sta nel metodo». L’investitore deve accettare che le oscillazioni rappresentano «il prezzo da pagare - chiosa Ferito - per ottenere rendimenti più elevati rispetto agli strumenti privi di rischio».
m.frisone@ilsole24ore.com
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