FINANZA E MERCATI

Il Sole 24 Ore

14/03/2025

Il Sole 24 Ore

Stm, il Governo pronto al veto per bloccare le delibere del cda

Il governo italiano userà i poteri di veto per bloccare le delibere del board di Stm e le nomine. La decisione di avvalersi delle prerogative previste dai patti parasociali, che regolano la governance della società dei semiconduttori, la cui quota di controllo è condivisa al 50% dalla Cdp francese (Bpi) e da quella italiana, arriva come extrema ratio. Una scelta inevitabile dopo la successione di eventi dovuti a una discutibile gestione della società, che ha portato il valore del titolo a dimezzarsi in un anno, a una serie di profit warning sui conti seguiti da un piano di licenziamenti senza nuove prospettive di crescita.

Oltre a una class action avviata negli Stati Uniti contro il management, accusato di non aver dato una trasparente rappresentazione delle prospettive del business oltre al fatto che l’ad Jean Marc Chery e il direttore finanziario Lorenzo Grandi della società hanno venduto titoli per circa 8 milioni di euro pochi giorni prima di annunciare il profit warning. I due azionisti della società stavano cercando di evitare che precipitassero gli eventi da circa un anno mezzo. A fine 2023 era già chiaro che il business della società avrebbe incontrato difficoltà e, soprattutto da parte italiana, erano stati rappresentati forti dubbi sull’adeguatezza del management, in particolare dell’ad Chery, il quale ieri ha rilasciato dichiarazioni a questo giornale, affermando di non essere a conoscenza della richiesta da parte italiana di rimuoverlo visto che poi è stato riconfermato con il sostegno degli azionisti nel 2024. I risultati della società, assieme alla collera degli azionisti di minoranza, in realtà, sembrano fatti abbastanza eloquenti sui motivi per i quali un azionista, nell’esercizio dei propri diritti, può aver avanzato dubbi sul management per cercare di prevenire quanto poi è accaduto.

I retroscena della vicenda, d’altro canto, sono ben diversi da quelli descritti dal manager. E l’epilogo delle ultime ore rappresenta solo la presa d’atto del fatto che non ci sono al momento altre vie per ricomporre il dialogo tra i due azionisti. «In questa vicenda non c’è nessuna battaglia tra Italia e Francia, perché entrambi i paesi hanno interesse a che Stm faccia investimenti e che non vengano licenziate le persone, cosa che invece con il piano varato da Jean Marc Chery sta accadendo», ha detto nei giorni scorsi il direttore generale del ministero dell’Economia, Marcello Sala, responsabile del ministero per la gestione delle partecipazioni, ai suoi collaboratori.

La riprova è nel fatto che da fine 2023, dopo aver constatato la mancanza di adeguatezza dell’ad di Stm a traguardare un rilancio del business, l’azionista italiano aveva cercato un accordo con gli omologhi di Bpi France per traghettare un cambio al vertice, visto che Chery sarebbe scaduto nella primavera 2024. I francesi erano contrari a un cambiamento tout court, così si è concordato un percorso più graduale. Una interlocuzione confermata da scambi di mail, nei quali Chery, che oggi si dichiara ignaro delle richieste di cambiamento, era messo in copia. L’ad è stato confermato, ma al contempo è stata prevista l’integrazione del management board (allora composto solo da Chery) con più figure con l’obiettivo di affiancare l’ad, per metterlo sotto tutela. E nel frattempo cercare un nuovo amministratore delegato competente. «L’accordo era trovare il miglior management sul mercato a prescindere dalla nazionalità», ha rivelato Sala ai suoi. Anche questo messo nero su bianco nelle mail. C’è stato il tempo solo per integrare il management board con il cfo, Lorenzo Grandi.

Di lì a poco la situazione è precipitata: in estate è avvenuto l’episodio della vendita dei titoli Stm da parte del management poco prima del profit warning. «Non più i quasi 17 miliardi di dollari di ricavi di cui si parlava a inizio anno, e nemmeno più 1l range di 14-15 miliardi indicato dal management ad aprile, bensì 13,2-13,7 miliardi che gli analisti hanno tradotto in quasi un miliardo di dollari di utile operativo in meno quest’anno rispetto ai 3,8 miliardi di dollari realizzati nel 2023», veniva riportato lo scorso 24 agosto da IlSole24Ore.

Di fronte alle mail dai toni molto forti e di protesta per l’accaduto inoltrati dall’azionista italiano ai colleghi francesi la reazione è stata l’arroccamento di questi ultimi. E intanto l’ad varava il suo piano lacrime e sangue. Di fronte alla difficoltà di riavviare un dialogo con i soci francesi, ai rappresentanti del Mef non resta che l’arma del diritto di veto, che consente di bloccare ogni decisione nel board di Stm pur non avendo la maggioranza assoluta. Servirà quanto meno a ottenere uno stop loss. La speranza, in verità, è che possa consentire di avviare un confronto a livelli più alti, tra ministri dell’Economia se non addirittura tra premier. Le dichiarazioni rese ieri da Chery proprio al Sole 24 Ore hanno fatto tracimare il vaso. «Intervista del tutto fuori luogo – si dice nei corridoi del Mef -. Reazione scomposta di una persona non all’altezza del suo compito e che evidentemente è in difficoltà»

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Laura Serafini



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