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Il Sole 24 Ore

12/07/2025

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Giorgetti: governo fa la sua parte Banche si concentrino sul credito

Ministro dell’Economia. « Non guardiamo alla nazionalità dei banchieri. Con un esecutivo stabile benefici al sistema finanziario nazionale. Le banche italiane tra le più attive in Ue su dividendi e buyback»

MILANO

Gli istituti di credito italiani sono tra i più solidi in Europa, gli indicatori di mercato «mostrano una tendenziale fiducia degli investitori». Ma «bisogna constatare che il rafforzamento in termini organizzativi, reddituali e patrimoniali delle banche italiane degli ultimi 15 anni non si è sempre tradotto in condizioni più favorevoli al credito ma, al contrario, in una riduzione delle erogazioni alle imprese. Dal 2011 i prestiti alle aziende, in termini nominali, si sono ridotti di un terzo». Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, in video collegamento all’assemblea dell’Abi, comincia così quella si configura come una strigliata alle banche italiane perché, a suo avviso, negli ultimi anni la «riduzione del credito ha lasciato il passo all’attenzione al patrimonio e alla gestione della ricchezza».

Per il titolare del dicastero, gli istituti di credito devono invece «tornare a fare banca perché l’economia non cresce grazie al risparmio in sé, ma quando questo è raccolto per essere prestato e investito». Il ministro parla per ultimo, dopo l’intervento del presidente dell’ Abi, Antonio Patuelli, il quale aveva ricordato appunto il lavoro di rafforzamento delle banche italiane ma anche il loro ruolo a supporto delle finanze pubbliche, riducendo i tassi ancor prima dei tagli della Bce. Il ministro non si è scomposto: «La stabilità dell’esecutivo, rafforzata dal supporto di cui gode il governo a quasi 3 anni dal suo insediamento, rappresenta un fattore immateriale di cui in ultima istanza beneficia il sistema finanziario nazionale», è la replica. Come a dire, forse è vero il contrario, è la buona azione del governo sui conti ad aver allentato la pressione sullo spread e fatto calare i rendimenti.

Ma non basta: l’attenzione alla gestione finanziaria e alle laute politiche di remunerazione degli azionisti (tra i quali, a onor del vero, c’è e ci sarà sempre di più anche lo Stato) non piace a Giorgetti. «Le banche italiane si dimostrano tra le più attive in Europa per la distribuzione agli azionisti attraverso dividendi e buy-backs», ha affermato. Auspicando in seguito, dopo aver parlato del ruolo delle garanzie pubbliche, un «ripensamento delle politiche di distribuzione agli azionisti» in modo da migliorare l’erogazione del credito a famiglie e imprese.

È evidente «come gli eccezionali rendimenti totali riconosciuti agli azionisti negli ultimi due anni sono stati possibili anche grazie alle garanzie pubbliche prestate in occasione del Covid», ha affondato il fendente. «È possibile anzi doveroso uscire» dal sistema delle garanzie straordinarie pubbliche al credito, ha poi aggiunto il ministro. Il quale ha fatto il punto sullo stock dei prestiti garantiti dallo Stato a fine 2024: 110 miliardi per garanzie Covid e emergenza energetica, 184 miliardi quelle ordinarie.

Un’allusione arriva anche all’uso dei poteri speciali. «Il governo non guarda alla nazionalità dei banchieri – ha precisato - ma al fatto che facciano il loro mestiere», cioè dando il credito alle imprese. Ma anche supportando le famiglie a investire il risparmio.

Il ministro ha parlato anche dell’innovazione, puntando l’indice sugli investimenti non sufficienti delle banche: a suo avviso solo 900 milioni tra il 2023 e il 2024 (in realtà secondo le banche invece sono 6 miliardi). La tecnologia, è la tesi di Giorgetti, offre opportunità per migliorare il credito a famiglie e imprese, come ha rilevato anche il governatore Fabio Panetta parlando del ruolo dell’AI per valutare il merito di credito delle imprese.

Ma pone anche sfide: le criptovalute nel bene e male sono uno degli strumenti del futuro, anche se serve molta attenzione, e certo «non deregolamentazione». Nel 2024 1,6 miliardi di italiani hanno investito in questi strumenti, per circa 2,5 miliardi, ma, ha avvertito il ministro, «il 50% di chi ha detenuto queste attività ha avuto esperienze negative». Dopo la strigliata, la mano tesa. «La mia presenza è il segno concreto della profonda considerazione che ho di banche e banchieri», ha detto. Poi il richiamo a «fare sistema», ad esempio anche per l’industria italiana della difesa, sempre più target di fondi esteri. «Parliamone», è l’esortazione.

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Laura Serafini



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