NORME E TRIBUTI

Il Sole 24 Ore

14/08/2025

Il Sole 24 Ore

Il piano di azione Usa punta sulla libera spinta di imprese e mercato

Qualche giorno fa, l’amministrazione Trump ha presentato l’«America’s AI Action Plan». Si tratta di un documento di quasi 30 pagine che mira a riaffermare la supremazia globale degli Stati Uniti nel campo dell’intelligenza artificiale, puntando su un modello fortemente orientato al mercato e su un significativo ridimensionamento dell’intervento normativo da parte dello Stato federale. L’intento di marcare una cesura rispetto all’approccio dell’ex presidente Biden (e in particolare rispetto al suo executive order dell’ottobre 2023, poi abrogato) appare evidente sin dalle prime battute del documento.

L’AI Action plan, adottato in attuazione dell’executive order del gennaio 2025 denominato «Removing barriers to american leadership in artificial intelligence» individua oltre 90 misure articolate su tre assi strategici:

accelerare l’innovazione;

costruire un’infrastruttura nazionale per l’intelligenza artificiale;

rafforzare la posizione degli Stati Uniti sul piano diplomatico e della sicurezza internazionale.

Tra le priorità evidenziate, spiccano:

la promozione di modelli open-source;

lo sviluppo di una rete infrastrutturale nazionale per l’elaborazione ad alte prestazioni, sostenuta da procedure semplificate e da una riduzione degli ostacoli amministrativi per la costruzione di nuovi data center;

il sostegno alla diffusione globale delle tecnologie di intelligenza artificiale statunitensi.

Se il piano definisce la struttura portante, i tre executive orders firmati contestualmente al piano stesso ne completano l’architettura, chiarendo visione e priorità dell’amministrazione.

Il primo ordine esecutivo, dichiaratamente volto a prevenire l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale “woke” nell’amministrazione pubblica federale, sostiene che principi come diversity, equity e inclusion (comunemente noti per la sigla Dei) minaccerebbero l’affidabilità dei modelli.

Il secondo ordine mira ad accelerare le procedure per la realizzazione di data center su suolo pubblico.

Il terzo ordine, infine, promuove attivamente l’export tecnologico verso Paesi alleati, rafforzando la proiezione geopolitica degli Stati Uniti in ambito di intelligenza artificiale.

L’impostazione del piano è esplicitamente pro-innovazione, con un linguaggio che esalta la necessità di non “soffocare” l’intelligenza artificiale con vincoli normativi in una fase considerata cruciale per lo sviluppo tecnologico. Il documento invita le agenzie federali ad allentare oneri normativi, evitare soluzioni “ideologiche” e tenere conto dei quadri regolatori statali nell’allocazione dei fondi, sottolineando che i finanziamenti federali non dovrebbero essere destinati a Stati che impongono una regolazione eccessivamente onerosa. In assenza di vincoli cogenti, la strategia proposta appare affidarsi principalmente al protagonismo dell’industria privata, con policy volontarie adottate dalle singole agenzie e infrastrutture sviluppate e gestite da attori di mercato.

Per quanto l’enfasi su valutazioni tecniche ed evidenze empiriche rifletta un approccio concreto e potenzialmente proficuo per l’avanzamento tecnologico, essa non colma l’assenza di una strategia federale chiara per fronteggiare rischi noti e insidiosi, quali frodi, bias algoritmici o violazioni della privacy.

Il contrasto con il modello europeo dell’AI Act è evidente: mentre l’Ue fa della protezione dei diritti fondamentali il proprio cardine, stabilisce obblighi proporzionati al rischio e prevede un sistema sanzionatorio articolato, la visione americana privilegia rapidità, competitività e libertà d’impresa, affidando al mercato – e non alla legge – la definizione dei confini etici dell’intelligenza artificiale.

Sebbene alcune misure, come l’investimento nella ricerca e la protezione da usi ostili della tecnologia, siano ampiamente condivisibili, l’assenza di un meccanismo di enforcement uniforme e il rischio di frammentazione normativa tra Stati federati sollevano dubbi sulla reale capacità del piano di garantire uno sviluppo responsabile e sostenibile dell’intelligenza artificiale nel medio-lungo periodo.

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Martina Calcaterra

Giuliano Iannaccone

Oreste Pollicino




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