PRIMA PAGINA

Il Sole 24 Ore

30/11/2025

Il Sole 24 Ore

negoziati tra usa e russia, due amare lezioni per l’europa

Come ha documentato Agathe Demarais su Foreign Policy, esso prevede che le imprese americane ricevano 100 miliardi di dollari dagli attivi dei beni sovrani russi congelati per finanziare la ricostruzione dell’Ucraina, con il governo americano beneficiario del 50 per cento dei venture’s profits.

I rimanenti attivi, circa 200 miliardi di dollari, dovrebbero essere usati da un “veicolo finanziario” americano-russo. L’America riceverebbe così 300 miliardi di dollari per il suo ruolo di “mediatore”, un bonus gigantesco. Nello stesso tempo, i contribuenti europei dovrebbero pagare cento miliardi di dollari per coprire i costi della ricostruzione dell’Ucraina. Tutto ciò in un contesto in cui l’America detiene solamente l’1,5 per cento degli attivi dei beni sovrani russi, mentre più di tre quarti di essi sono detenuti dai Paesi europei (Belgio in particolare). Appropriandosi di risorse finanziarie che sono in Europa, l’America si arricchirebbe a spese di Kiev, al cui sostegno dovrebbero invece servire gli attivi dei beni sovrani russi, se il Consiglio europeo decidesse (il prossimo 18 dicembre) finalmente di utilizzarli. Per di più, scagionando la Russia da ogni responsabilità per la guerra, il Piano Witkoff-Dmitriev renderebbe illegittimo l’utilizzo degli attivi dei beni sovrani russi come riparazione dei danni di guerra causati all’Ucraina. A Trump interessa fare gli interessi di “America first” e i suoi personali, non quelli dell’Europa.

Il secondo. L’Europa fa fatica a fare i conti con Trump e la sua “America First”. Ciò è dovuto a ragioni istituzionali e politiche. Le ragioni istituzionali sono note. Il Consiglio europeo dei 27 capi di governo nazionali, funzionante sulla base del principio di unanimità, non può prendere decisioni adeguate. Ma le difficoltà istituzionali sono accentuate da quelle politiche. La crescita dei nazionalismi, in quasi tutti gli stati membri dell’Unione europea (Ue), ha gettato sabbia nel motore deliberativo di quest’ultima. I governi nazionalisti (come il nostro), difendendo il principio di unanimità, favoriscono la paralisi decisionale dell’Ue, che è vento nelle loro vele. Il nazionalismo degli antieuropei condivide gli stessi obiettivi di Trump, ovvero disaggregare l’Ue e favorire il ritorno agli stati nazionali del passato (con i quali Trump potrà trattare da una posizione di forza). Obiettivi condivisi anche da Putin, per il quale l’Europa integrata costituisce una minaccia, per la sua capacità di attrazione economica e politica. Di qui, l’obiettivo dei nazionalisti europei come Orban di creare un’internazionale sovranista con Putin e Trump, una tenaglia con cui soffocare Bruxelles. Come ha scritto Ivan Krastev su Foreign Affairs, se l’allargamento ai Paesi dell’Europa orientale ex-sovietica aveva lo scopo di “occidentalizzarli”, ciò che Orban sta facendo è esattamente l’opposto, “orientalizzare” l’Europa occidentale. Tale strategia è sostenuta da molti attori di quest’ultima, interni ai governi (come nel nostro) ma anche esterni (come nella nostra opposizione). La parola magica che tiene uniti gli antieuropeisti dell’ovest e dell’est è “pace”, se non addirittura “disarmo”. Per loro, la Russia va “reintegrata”, come previsto dal Piano Witkoff-Dmitriev. Poiché, sostengono, “è ridicolo pensare che i cosacchi (i russi) si abbevereranno nelle fontane di Roma”, allora è ingiustificabile spendere risorse per la difesa dalla Russia, che è invece un nostro partner. Naturalmente, si dimenticano di dire che i “cosacchi” hanno già ucciso centinaia di miglia di ucraini, minacciato gli aeroporti di Copenaghen e di Bruxelles, diffuso notizie false, inquinato i nostri sistemi informativi, deragliato i treni in Polonia. Nei fatti, i nazionalisti operano per la sconfitta dell’Ucraina, ovvero per la fine del diritto internazionale e dell’Europa integrata. Una Russia ritornata grande potenza farebbe saltare gli equilibri politici europei, creando divisioni all’interno delle forze politiche principali, rafforzando i nazionalisti nella loro azione per smantellare un sistema (l’Ue) che ci ha garantito 80 anni di pace, crescita e sviluppo.

Insomma, la Russia di Putin non ha aggredito solamente l’Ucraina, ma anche l’Europa integrata. La sua autocrazia costituisce una minaccia sistemica per noi. L’America di Trump non è una minaccia sistemica, ma un avversario politico ed economico. I suoi interessi e la sua cultura sono antagonisti ai nostri. Chi cerca di costruire ponti con Putin (Orban) e con Trump (Meloni) sta tagliando il ramo su cui è seduto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non sappiamo quale sarà l’esito del negoziato in corso per definire un piano di pace che possa condurre alla fine della guerra di aggressione russa dell’Ucraina. Né sappiamo se sarà possibile giungere ad un piano di pace. Come abbiamo visto con il Piano Witkoff-Dmitriev, le richieste russe sono incompatibili con la realtà, oltre che con le esigenze ucraine. A prescindere dall’esito dei negoziati, due insegnamenti possono però essere appresi. Uno riguarda l’America e l’altro l’Europa.

Il primo. La presidenza Trump è un avversario politico dell’Europa integrata. Ha condotto i negoziati con i russi escludendo, non solamente gli ucraini, ma anche gli europei. Certamente, vi sono divisioni al suo interno, ma esse non mettono in discussione la visione del presidente Trump, per il quale ogni guerra è un’opportunità per fare affari. Si consideri l’aspetto finanziario del Piano Witkoff-Dmitriev.

Sergio Fabbrini



Per poter sfogliare questo e gli altri articoli di Il Sole 24 Ore scarica l'applicazione sul tuo smartphone o sul tuo tablet dallo store