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Il Sole 24 Ore
20/06/2020Il Sole 24 Ore
Il BTp Futura durerà 10 anni, triplo scalino per le cedole
Titoli di Stato. Dal Tesoro nuovi dettagli sul titolo per i risparmiatori che scommette sulla crescita Il meccanismo che fa salire i rendimenti scatterà al quinto e all’ottavo anno di vita del titolo
ROMA
Durerà 10 anni il nuovo BTp «Futura» che il Tesoro offrirà dal 6 luglio. Il meccanismo step-up, che fa crescere nel tempo la cedola, sarà articolato in tre scalini, con ritocchi all’inizio del quinto e dell’ottavo anno di vita del titolo: che sarà offerto alla pari e senza commissioni fino al 10 luglio, a meno che le richieste (senza tetto predefinito) spingano il Tesoro a chiudere l’8 o il 9. Alla chiusura arriveranno ovviamente anche i tassi definitivi, con un minimo garantito che sarà indicato il 3 luglio.
La seconda rata di dettagli sul Btp integralmente destinato ai piccoli risparmiatori per il finanziamento delle spese anticrisi è stata svelata ieri dai vertici del Tesoro, insieme alla campagna di comunicazione che proverà a chiamare a raccolta gli italiani in una sorta di scommessa collettiva sulla ripartenza del Paese: scommessa sostanziata dal premio fedeltà, riservato a chi acquista il titolo all’emissione e lo tiene fino alla scadenza del 2030, che oscillerà tra l’1 e il 3% a seconda del tasso di crescita medio del Pil nominale fra 2021 e 2030. Proprio la partenza dal prossimo anno, quando tutti gli analisti prevedono un rimbalzo più o meno significativo dopo il crollo del Pil 2020, insieme al riferimento al Pil nominale aiuta ad ambire a un premio superiore all’1%. Anche se l’orizzonte è troppo ampio e la volatilità di questi anni è troppo alta per nutrire certezze.
La scelta della durata massima nel range 8-10 anni ipotizzato all’inizio della scorsa settimana aumenta la distanza rispetto al Btp Italia dei record che a maggio ha raccolto 22,3 miliardi su una scadenza a cinque anni. E contribuisce ad allungare la durata media dei titoli italiani, il cui aumento è stato coltivato costantemente dal Mef negli ultimi anni per contenere i rischi di rifinanziamento. I dati più aggiornati, presentati ieri dal Dg del Tesoro Alessandro Rivera, indicano un allungamento ulteriore della durata media dei titoli in circolazione, che arriva sempre più vicino ai 7 anni (6,87). Il bilancio di metà giugno conferma anche i termini dell’accelerazione nelle emissioni imposta dalla crisi sanitaria: fin qui il Tesoro ha raccolto 302 miliardi contro i 213 dello stesso periodo 2019, con un aumento del 41,8% concentrato proprio sulle emissioni a medio lungo termine. Nonostante le incertezze iniziali, la corsa si è sviluppata però sotto la tutela della Bce, che ha permesso di schiacciare il costo medio all’emissione: 0,79%, contro lo 0,93% dell’anno scorso alimentato anche dalla battaglia di primavera fra l’allora governo gialloverde e la commissione Ue. In un quadro del genere, spiega Rivera, «la solidità del debito pubblico italiano non è stata pregiudicata» dall’impennata delle emissioni che è avvenuta senza peggiorare le condizioni di finanziamento.
Ciò non toglie che il volume da gestire resta impegnativo e l’attenzione rimane massima, anche perché alle viste ci sono nuovi aumenti degli obiettivi di deficit da chiedere al Parlamento: per finanziare altre misure di emergenza con titoli domestici, e poi per agganciare i fondi di Sure e Mes (maggioranza permettendo) che offriranno costi più leggeri rispetto al debito “sovrano”.
Proprio per questo nuovo aumento di ritmo il Tesoro ha deciso di allargare la cassetta degli attrezzi con i nuovi strumenti annunciati nell’aggiornamento delle Linee guida e realizzati negli ultimi due mesi. Senza però cedere a eccessivi voli di fantasia perché un debito in formato maxi come quello italiano è un meccanismo delicato, e strumenti troppo lontani dai binari tradizionali rischiano di avere effetti collaterali pesanti. Nelle stanze di Via XX Settembre non hanno avuto fortuna le ipotesi di titoli a zero tasse anche perché, come ribadito ieri dal Dg del Debito pubblico Davide Iacovoni, con l’aliquota al 12,5% sui rendimenti e l’esenzione dalle imposte di successione i titoli di Stato sono già ricchi di vantaggi fiscali. E una buona dose di freddezza si incontra anche nei ragionamenti tecnici che rispondono alle domande sulla proposta dei bond perpetui “di guerra” lanciata dal presidente della Consob Paolo Savona. «Abbiamo già lunghissime scadenze come il Btp a 50 anni - riflette Iacovoni - e sappiamo che per queste tipologie di titoli il riferimento è un mercato di nicchia, composto da investitori molto sofisticati, prevalentemente fondi pensioni e assicurazioni. Non vediamo un mercato più ampio».
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